Mediterraneo Proibito

L'isola di Pianosa, nell'Arcipelago Toscano, è rimasta per anni un sogno proibito per turisti e soprattutto per noi subacquei. Abbiamo fantasticato su come potessero essere le immersioni in quel paradiso protetto da così tanti anni. Finalmente, nel  2011, l'ente parco ha consentito ai centri subacquei di visitare i fondali dell'isola carcere...

Cenni Storici 

L’isola di Pianosa fu abitata fin dalla preistoria poiché era un passaggio obbligato delle rotte commerciali tirreniche. In epoca Romana quest’isola poco distante dall’ Elba prese il nome di Planasia e divenne il luogo d’esilio di Agrippa Postumo. L’epoca romana ci ha lasciato delle tracce ancora evidenti come la villa romana di Agrippa, il Teatro, il Peristilio e le Peschiere ormai semisommerse.
In mare attualmente sono stati identificati due siti archeologici di epoca romana, denominati Pianosa 1 e Pianosa 2 entrambi caratterizzati dalla presenza di centinaia di Anfore e reperti. Dopo la dominazione romana l’isola fu contesa tra Pisa, Genova e Piombino finché, nel 1856, il granducato di Toscana istituì una colonia penale che rimase attiva fino al 1968 quando il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa la trasformo in carcere di massima sicurezza. Dopo la dismissione del carcere Pianosa è rimasta pressoché disabitata e solo nel 1999 è stata aperta alle visite guidate. Nel 2011 termina il divieto di sbarco sulle sue coste e l’attività turistica e subacquea viene regolamentata dall’ente parco con partenze dal porticciolo di Marina di Campo all’isola d’Elba. Si può affermare che le risorse ittiche dell’isola non sono state sfruttate per più di 160 anni! Immergersi nelle acque di Pianosa è come fare un tuffo del Mediterraneo prima della pesca intensiva e del turismo di massa.

Cenni Naturalistici

“Pianosa è la più bassa isola dell'arcipelago, praticamente un pianoro alto al massimo 29 metri sul livello del mare. Seppur poco elevata sui flutti presenta coste rocciose con presenza di falesie, specialmente nel versante occidentale e pochissime spiagge. La sua singolare morfologia è spiegata dalla particolare formazione geologica: le sue rocce sono di origine sedimentaria, con uno strato inferiore argilloso più antico e da strati di calcari organogeni del Pliocene, ricchissimi di fossili marini, testimonianza della sedimentazione avvenuta su un antico fondale marino. La vegetazione che la ricopre è una tipica macchia mediterranea con predominanza delle specie amanti dei suoli calcarei: vi abbondano il lentisco, il rosmarino, il ginepro fenicio, i cisti, gli olivastri e lo spazzaforno, raro arbusto amante dei terreni poveri e rocciosi.
In alcune zone dell’isola è presente ancora qualche frammento di lecceta mentre molti sono i pini d'Aleppo introdotti con rimboschimenti del XX secolo. Fino al 1997 buona parte del suolo isolano è stato impiegato per fini agricoli dalla colonia penale istituita a Pianosa a partire della seconda metà dell'Ottocento: dopo l'interruzione dell'attività agraria la flora spontanea sta progressivamente ricolonizzando quei territori. Endemismo proprio dell’isola è il Limonio di Pianosa (Limonium planesiae), costituente insieme al finocchio marino l’associazione vegetale del critmo-limonieto che caratterizza la fascia costiera, insieme ad altre piccole ma importanti entità vegetali come l’Erba Franca o l’Erba Cristallina Stretta. La fauna pianosina è rappresenta da piccoli mammiferi quali roditori, ricci di macchia e lepri selvatiche, queste ultime introdotte nell’Ottocento come selvaggina insieme ai fagiani e alla pernice rossa. Abbondante è l'avifauna stanziale e migratrice. Lungo le coste nidificano le berte ed il gabbiano corso oggi protetti dall’Ente Parco con importanti iniziative di salvaguardia.
Gli appassionati di birdwatching potranno osservare il volo colorato dei gruccioni, quello ondeggiante dell’upupa o le planate e le picchiate dei rapaci insieme a numerosi passeriformi, stanziali o di passo. Sicuramente i periodi più indicati per queste attività sono le stagioni primaverili ed autunnali quando molti ospiti alati usano l’isola come luogo di soste e ristoro durante i loro spostamenti sulla direttrice Sud-Nord. Il mare pianosino è particolarmente abbondante di fauna ittica: le acque, un tempo protette indirettamente dal severo controllo esercitato dalla polizia penitenziaria intorno all'isola, sono oggi tutelate per il loro valore ambientale e la loro ricchezza faunistica. Qui la prateria di posidonia, risparmiata dalla pesca a strascico ed ancoraggio selvaggio è ancora integra e particolarmente estesa. Lo snorkeling nelle acque pianosine è emozionante e permette l’osservazione a pochissimi metri di profondità di cernie, aragoste, orate, dentici, murene e altri mille colorate specie mediterranee.”
Credit: http://www.islepark.it/

Immersioni

Pianosa è il paradiso dei subacquei! Visibilità che spesso supera i 40 m, rigogliose praterie di posidonia che creano rifugio per avannotti di numerose specie mediterranee, una ricca e articolata conformazione calcarea che offre percorsi subacquei sempre differenti e, una quantità di pesce unica nel Mediterraneo. Barracuda, cernie e aquile di mare sono le specie simbolo di questo specchio d’acqua e sono osservabili lungo tutta la costa dell’isola. L’ente parco, con l’aiuto dei centri subacquei dell’isola d’Elba, ha posizionato 4 boe per le immersioni e 2 di servizio. Probabilmente in futuro, dato il successo e la richiesta da parte della comunità subacquea, verranno posizionate altre boe per l’ormeggio delle imbarcazioni diving. Per raggiungere l’isola e fare immersioni bisogna affidarsi ai centri subacquei accreditati dal parco ed affidarsi alle guide ambientali formate dalla regione. Pianosa dista circa 30 minuti in barca veloce dal porticciolo di Marina di Campo nella costa sud dell’Elba, ma anche i centri subacquei più distanti organizzano uscite Full day nei meravigliosi siti dell’isola.

Immersione Sp6

Mediterraneo Proibito

Leave a comment

You are commenting as guest.