Interazioni con gli Squali

L’osservazione degli squali è un attività che ha avuto, negli ultimi anni, una crescente attenzione da parte di tour operator e di subacquei ricreativi di tutto il mondo...

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza riguardo i metodi usati per attirare gli squali e le conseguenze ambientali di queste pratiche sempre più in voga. La “Shark feeding” è un’ attività molto controversa e la maggior parte delle discussioni riguardano il fatto che gli squali possano associare la presenza del cibo agli esseri umani. In realtà questo comportamento non ha trovato molti riscontri in ambito scientifico. Tutt’al più si sono riscontrati spostamenti stagionali con potenziali cambiamenti di dieta delle popolazioni di squali durante la stagione di feeding e un possibile aumento dei parassiti dovuto all’aggregazione degli animali in zone ristrette. Bisogna anche dire che le interazioni squalo umano ci sono sempre state, in maniera più o meno intensa e più o meno naturale; basti pensare ai pescatori delle isole del pacifico che hanno condiviso il loro pesce con questi predatori per millenni o semplicemente agli squali che hanno sempre seguito le barche da pesca in mari più vicini a noi. Indiscutibilmente, per essere certi d’ incontrare la specie di squalo da noi scelta abbiamo bisogno di attirarla con del cibo, ed è così, che negli ultimi anni, gli operatori subacquei hanno sviluppato una serie di tecniche per attirare diverse specie di squali e consentire ad un pubblico subacqueo sempre più esigente di nuotare con loro.


Il metodo più frequente è il “Chumsicle” nel quale un esca congelata viene calata in acqua e, una volta disciolta e liberato odore e parti cibo, diventa una vera e propria fonte di cibo per gli squali che, la maggior parte delle volte, vanno in frenesia alimentare, nuotando intorno all’esca in modo frenetico e incontrollato. Questo metodo è sicuramente il più pericoloso perché consente un diretto accesso al cibo ed una mancata protezione dei subacquei. Il Chumsicle viene utilizzato ad esempio in alcune isole caraibiche e in alcune isole dell’Oceania. Fortunatamente questo metodo sta per essere sempre più sostituito dal “Feeding buckets”, dove l’operatore subacqueo controlla il quantitativo di cibo da somministrare agli squali attraverso un contenitore ermetico dal quale solo lui può prelevare l’esca e interrompere lo “spettacolo” in caso di eccessiva frenesia. La cosa importante è che, con questa tecnica, lo squalo non viene alimentato in modo eccessivo, limitando il rischio di mutare le sue abitudini alimentari, ma gli si da solo un assaggio di cibo per attrarlo verso i subacquei. Il contenitore può anche essere posizionato sul fondo oppure a mezz’acqua senza l’interazione dell’operatore. Esempi dove viene usata questa pratica sono le Azzorre e le Bahamas.
Un altro metodo molto utilizzato è il “Drifting Bait” associato generalmente con le gabbie di sicurezza che proteggono i subacquei, utilizzato ad esempio in Sud Africa per attirare lo squalo bianco. La tecnica consiste nel liberare contro corrente una scia di sangue di pesce, e una volta attirati gli squali viene calata un esca per mantenerli vicino alla gabbia. A volte non è necessario avere neanche un brevetto subacqueo per partecipare a queste esperienze e alcuni operatori in passato hanno consentito perfino di fare snorkeling senza gabbia di protezione non curandosi delle specie di squali attirate e delle possibili conseguenze negative.
Esistono degli “Hotspots” per varie specie di squali dove è possibile immergersi con questi magnifici animali in un ambiente non alterato. Alcuni esempi sono Sipadan in Malesia per gli squali pinna bianca, Messico e Belize per gli squali balena, Sudan e Malpelo per gli squali martello e squali seta, Malapascua per gli squali volpe oppure Elphinstone reef per i longimanus. Chiaramente in tutti questi luoghi gli avvistamenti sono soggetti a stagionalità e alla incerta probabilità di avvistamento. Senz’altro però incontrare uno squalo nel suo ambiente naturale, senza che sia stato attratto da esche, è sicuramente una delle esperienze più belle e adrenaliniche che un subacqueo possa fare e soprattutto è un attività sostenibile che rispetta le leggi naturali dei nostri tanto amati mari.
Se proprio dovete partecipare ad un’ attività di shark feeding affidatevi a operatori specializzati che cercano di avere meno impatto possibile sulla biologia di questi fantastici predatori lavorando in sicurezza e lontano da attività turistiche costiere e in aree dove le popolazioni di squali sono già presenti.

Photo Credit: Sebastien Filion

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